mercoledì, 03 giugno 2009

Ovviamente è una  costruzione quasi parlata. In grassetto le parti non scritte, come si dice....a ruota libera.

BUONASERA A TUTTI, Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio, come potete osservare siamo sani e salvi, soprattutto integri  - questo va detto - pare che da una quindicina di giorni, io e matteo ci scambiamo botte da orbi nei giorni dispari, in quelli pari, per non apparire, ci facciamo raddrizzare le ossa dal buon salvatore alfieri. – queste cose vanno dette poiché dimostrano ancora una volta se ce ne fosse bisogno di quali bassezze sono capaci schiavone e matarante – questo è  il livello che li qualifica.

Un dato politico su tutti emerge in  questa campagna elettorale, quando aprirete le schede per votare non troverete il simbolo del  popolo delle cosiddette libertà .  Sapete per quale motivo?   Hanno  fallito clamorosamente l’appuntamento con l’amministrazione del paese, si sono prima divisi per interessi personali, si sono   ammazzati, si sono rimpallati  accuse d’ogni sorta, si sono insultati fino al punto che sono stati disconosciuti perfino dagli organismi dirigenziali di quel partito.

Oggi, nel disperato tentativo di nascondere queste verità,  e al fine di imbrogliarvi,  che cosa si sono inventati?  spazio alla fantasia più sfrenata!!! si sono arrabattati cadendo nel ridicolo e rasentando il grottesco, con simboli che somigliano a quelli del PDL (addirittura  es. gigantografia sindaco)

Schiavone e matarante sono come le due facce della stessa medaglia, ma a dirglielo, il primo oramai  non ha più nulla da perdere, mentre l’altro  si arrabbia,  perde la testa, eppure, insieme,  il primo come sindaco, l’altro come vice, hanno amministrato per oltre tre lunghi anni. Insieme vi hanno aumentato le (tasse, accertamento ici)

insieme vi hanno impedito di partecipare ai consigli comunali svolgendoli, di proposito, nelle mattinate lavorative, insieme, sempre alla  faccia della trasparenza,  vi hanno impedito il libero accesso agli atti del comune, insieme volevano portarvi il megaimmondezzaio dentro casa, insieme hanno impiegato tutto il tempo a stravolgere  la pianta organica del comune, inventandosi posti a concorso inesistenti per i loro famigliari. Insieme hanno smantellato tutto ciò che di buono era stato fatto: i lavorieri, lo sport in laguna, il centro visite, l’ostello della gioventù abbandonato, le aree attrezzate del bosco,  insieme hanno portato lesina sull’orlo del disastro finanziario. E la lista potrebbe continuare è lunga, E QUESTI SONO tutti FATTI DOCUMENTATI!!  Fatti,  che avrebbero  dovuto raccontare alle decine di candidati  e supporters   che hanno arruolato all’ultimo momento, ignari di tutto. SI DEVE SAPERE !!!!!  non avevano nemmeno i numeri per fare la lista, Schiavone  addirittura ha candidato il fratello.

E COMUNQUE!! Anche tutto questo disastro, è persino nulla, rispetto alla mancata programmazione, al nulla assoluto, che rischia di minare definitivamente ogni prospettiva di sviluppo della nostra comunità, penso a capitanata 2020, ai progetti piloti della regione, ai fondi strutturali europei. Ci lasciano terra bruciata, un municipio dilapidato e senza soldi.

ECCO!!  quale disastro  ci lascia in eredità questo tzunami schiavone-matarante, ed oggi, come se nulla fosse,  il primo vive in una sorta di paradiso degli illusi, oramai ha perso completamente ogni riferimento con la realtà….(  Es. corso/piazza fontana)  - mentre il secondo, più astuto, annusata la disfatta per tempo, è corso ai ripari ………..  MA Lui non è nuovo a queste pulcinellate, se andiamo indietro con la memoria, lo ha già fatto nel 1994, anno in cui, dopo un lungo mandato da assessore inconcludente, in quella famosa quanto disastrosa giunta dell’aquila, ad 1 anno dalle elezioni, si dimise per ripresentarsi come nuovo lindo ed immacolato, con la sua solita mercanzia, promesse promesse null’altro che promesse, ovvero le solite bugie e chiacchiere, quella volta con forza italia oggi con forza lesina.

OGGI Si presentano  al giudizio popolare senza alcun argomento valido,  e allora che fare?? Che cosa si inventano? La ricetta che hanno trovato per tamponare la disfatta imminente è stata quella di ideologizzare la campagna elettorale. Di gettare discredito ed infamie sulla lista civica lesinese  di pasquale tucci.

Chi si presta ad operazioni di questo tipo, conferma ancora una volta se ce ne fosse il bisogno, che  non solo è senza argomenti, ma offende, deliberatamente  l’intelligenza dei cittadini, vi immaginano  come degli  sciocchi sudditi. 

Voglio ripeterlo per l’ultima volta:  l’ideologia con l’amministrazione di un piccolo comune –  c’entra poco. è evidente che se fossimo chiamati ad occuparci della  grande  politica, l’economia, i grandi sistemi, la politica estera, i grandi temi etici del nostro tempo, è evidente che su questa materia vi sono distanze incolmabili persino tra me ed ANTONIO TROMBETTA, con il quale, abbiamo amministrato insieme, senza mai litigare e dando vita ad amministrazioni certamente positive.   Cosi’ come è persino talmente evidente che quando saremo  chiamati…a…comiziare  sui temi della grande politica lo faremo da palchi diversi, ma sempre nel rispetto dell’avversario.   Nell’amministrazione  di un piccolo comune,  occorrono  idee,  persone oneste e capaci, tutte qualità che a schiavone e matarante sono completamente sconosciute.

Siamo stati denigrati alla stregua di LISTA degli INTELLETTUALI, ma la cosa più incredibile, lasciatemelo dire, è che si identifica “intellettuale”- COME SE questo fosse un fatto negativo. A questo mondo l’intellettuale di norma è colui il quale ha conoscenza e cultura  -  Ora io capisco che schiavone e matarante  con la cultura non hanno mai avuto nulla a che spartire, ma questa è alla base di qualsiasi progresso che l’umanità ha compiuto nel corso della storia.

Io questa sera non voglio dilungarmi sugli aspetti del nostro programma, il tempo è tiranno, e comunque l’ha già fatto in più di un’occasione il nostro candidato sindaco. Lo farà ancora. Voglio solo ribadire che si tratta di un programma di 30 pagine, frutto di esperienza, concretezza, studiato nei dettagli e nella fattibilità, un programma sul quale abbiamo speso intere giornate.   Schiavone e matarante sul programma non hanno perso tempo, e  del resto  come potrebbero!!!  Loro- non sono mica intellettuali!!   Hanno confezionato una roba che sembra l’elenco dei punti della miralanza, un fustino di detersivo. La loro  campagna elettorale è a suon di cubiste del papete, ricariche, gadget, magnate,  bevute, ricchi premi e cotillon.  

In conclusione,  voglio ribadire ancora una volta le ragioni della nostra unione e della lista civica lesinese.  In primis riportare lesina alla normalità, che significa una normale dialettica politica tra maggioranza e  opposizione, la trasparenza e la partecipazione. Tutti argomenti che in questi 5 anni sono stati letteralmente calpestati.

Lesina vive una fase di decadenza. In questi cinque anni non solo si è affossata l’economia locale ma si sono fatti passi indietro di decenni anche sul piano civile e culturale. .

La nostra unione nasce proprio dalla consapevolezza della fase straordinaria che caratterizza la vita di Lesina che ha visto a rischio la democrazia e vede logorato il rapporto tra i cittadini, la politica e le istituzioni.

Ci siamo uniti quindi, per fare muro contro questa decadenza ma anche per garantire una fase di transizione verso una nuova classe dirigente che rinnovi completamente il quadro politico lesinese.  - di destra di centro e di sinistra.-

La nostra in ultima analisi è stata una scelta di grandissima responsabilità, di quelle destinate ad entrare nella storia di questo paese, il comizio di questa sera ne è la testimonianza.

  grazie a tutti voi.

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venerdì, 15 maggio 2009

SWScan00003Apro questa momentanea parentesi sulle elezioni comunali , sono direttamente coinvolto come candidato nella lista civica lesinese.

Le pagine di  questo blog ben riassumono le mie idee. Ho parlato di me,  come di una persona prestata alla politica. Infatti vivo il mio impegno in politica come passione civile, come opportunità per mettersi a disposizione degli altri. A dispetto di molti, non ho mai guardato alla politica,  come mezzo per ottenere vantaggi personali , la carriera o altro.

Vivo di busta paga e di duro lavoro che svolgo da oltre 20 anni in un’azienda  privata. La mia è una famiglia monoreddito.  Nulla è cambiato,  in oltre 15 anni che mi occupo di politica, nonostante  in passato,  abbia fatto parte di  una maggioranza,  ricoprendo per 2 anni l’incarico di assessore.  Ho sempre condannato una certa sottocultura lesinese,  ben rappresentata  dai vari matarante e  schiavone, quelli che, tanto per capirci,  appartengono alla genia dei “mar a chi nla po”.  Il mio impegno è volto ad affermare la cultura della solidarietà, dell’altruismo, del dare invece di avere.

Mi ritengo una delle poche persone  assolutamente libere da certi meccanismi perversi della politica, non sono mai stato il portaborse né il lacchè di nessuno, comportamenti questi, che sono la causa principale di certa degenerazione della politica, e che in ultima analisi, danno luogo ai ben noti fenomeni come: clientelismo, voto di scambio, malaffare.......  

La dimostrazione di queste affermazioni sta  nello sgomento, nel rispettoso silenzio di tanti, quando solo pochi mesi fa,  nella circostanza della separazione di Vendola, non ho esitato un attimo, nel  mandare a quel paese uomini di potere di un certo livello, amici miei diretti -(dal punto di vista politico naturalmente, l'amicizia è altra cosa, quella se vera, resta sempre)- restando nella oramai tanto malandata quanto povera casa comunista di rifondazione.

Non provengo dalla storia del partito comunista italiano, il mio impegno politico risale a dopo la Bolognina, siamo agli inizi degli anni 90, i primi movimenti no-global, la nascita di rifondazione.

Prima ancora, ho trascorso  gli anni della mia adolescenza immerso tra gli scudi crociati dell’allora democrazia cristiana, insomma, provengo da una famiglia di democristiani doc, mio padre era un attivista della DC.  Tutto ciò non mi ha impedito di ragionare con la mia testa, maturando nel tempo idee completamente diverse. 

La mia esperienza di vita, mi ha portato ad avere un profondo rispetto per tutti coloro i quali la pensano in maniera diversa, a patto che ognuno,  non calpesti la libertà degli altri.

Ai giovani mi sento di dire: ragionate con la vostra testa, soprattutto abbiate sempre il coraggio delle vostre  idee.

Enzo colella

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venerdì, 24 aprile 2009


Siamo angeli incatenati, solo noi, attraverso la conoscenza, la liberazione da ogni pregiudizio di qualsivoglia natura, la consapevolezza, possiamo sperare di spezzare quelle catene.

La nostra matrix, si chiama "pensiero unico di massa". L’uomo comune è fatto di abitudini ereditate e fossilizzate, mentali e comportamentali. Egli non riflette, non vede, non capisce, e se capisce, dimentica. Fondamentalmente, dorme. A svegliarsi sono sempre pochi alla volta. I cambiamenti rapidi e importanti avvengono, di fatto, solo a livello individuale. La popolazione, in generale, non si è evoluta e non ha imparato praticamente alcunché. Continua a cercare divertimenti e rassicurazioni, e crede a chi glieli promette, fino a collaborare alla propria rovina.

Come può esserci libertà, quella vera, in un sistema dove il 10% della popolazione dispone del 90% della ricchezza disponibile?  

Ribadisco un concetto: la libertà di ognuno, finisce esattamente dove inizia la libertà degli altri.

Credo che una sinistra comunista ed alternativa, tra le priorità, che cmq guardano oltre-l’orizzonte, nel tempo dell'uomo nuovo, debba parlare di  economia sociale di mercato, di sovranità popolare sulla moneta, di salario sociale per chi non ha un lavoro,  come di tante altre cosucce, a comiciare dallo sviluppo sostenibile necessario in un pianeta finito, con spazi e risorse determinate, la decrescita dolce, la  qualità della vita, intesa come tempo liberato dal lavoro e dedicato alle arti, agli affetti, alle passioni, alle relazioni.
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giovedì, 23 aprile 2009
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Un blog, che non parli delle miserabili vicende della politica lesinese, da sempre nelle mani di uomini piccoli, piccoli; per quello, il mio "essere prestato alla politica" trova già abbastanza spazio sul sito della nuovasinistralesinese.

Un blog  come luogo per divulgare, discutere e riflettere sui grandi temi della politica e del nostro tempo in generale.

Un blog come  spazio di  disinformazione  e disintossicazione  dalle sovrastrutture   oramai calcificate del  pensiero unico di massa. 

Un blog  come  luogo pubblico dove raccontarsi in prima persona per il piacere di raccontare, ripercorrendo perché no, i momenti più salienti della propria esistenza,  quelli che ci accompagnano  costantemente, e che di tanto in tanto ci tornano  sotto forma di piacevoli sapori, profumi, scatti fotografici.     

Tutto questo, tempo permettendo, vorrei fosse  il mio blog.   
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venerdì, 28 novembre 2008



Ma cosa sta accadendo realmente? Semplicemente siamo al punto di non ritorno: la belva ha iniziato a divorare se stessa.


Quella che abbiamo di fronte, è una crisi di sovrapproduzione, molto simile alla grande depressione degli anni 30, dalla quale, voglio ricordare,  se ne uscì con il secondo conflitto mondiale.  Quella di oggi potrebbe rivelarsi  ancora più devastante.

La crisi che ci sta investendo non nasce ieri  l’altro, ha radici lontane, i comunisti,  quei pazzi sovversivi, l’avevano prevista già da 20 fa ( conservo ancora le vecchie riviste dell’epoca). Siamo agli inizi degli anni 90, dopo la caduta del muro, iniziava l’era  della globalizzazione, favorita dalle politiche neoliberiste del WTO, FMI e di tutti gli altri santuari del capitalismo mondiale. L’ideologia dominante era più mercato meno stato, deregulation, competitività, flessibilità e tutte le altre stronzate di quel genere.

Con l’avvio della globalizzazione, il capitalismo mondiale si è  rapidamente  ristrutturato. Nascevano le grandi corporations, le multinazionali, iniziava l’era delle delocalizzazioni selvagge. Nell’occidente, Stati Uniti in prima fila, attraverso  le concentrazioni  (multinazionali) iniziava il sistematico  smantellamento di interi apparati produttivi  verso  altri paesi,  al fine di sfruttare  le economie di scala attraverso i ridicoli costi  di manodopera.  Nel corso di un ventennio,  così facendo,  hanno potuto  aumentare a dismisura i loro profitti a parità di output produttivo, il quale, per contro,  poteva essere  assorbito solo dai mercati occidentali statunitensi ed europei.  A fronte di questo diabolico arricchimento di pochi si è contrapposto un drammatico impoverimento  in Occidente, a causa della polverizzazione dei posti di lavoro e a causa della concorrenza spietata di prodotti e beni di consumo importati, che spazzavano via per convenienza economica  quelli autoctoni.

In altre parole, mentre si facevano profitti da capogiro per pochi, parallelamente si distruggeva la domanda interna che avrebbe dovuto assorbire la produzione delocalizzata ( contrazione della domanda). Come risultato, In 20  anni, si sono creati eserciti  di disoccupati, di precari, di gente che pur avendo un lavoro, stenta ad avere un livello di vita sufficiente, causa anche i continui tagli in ogni direzione, praticati nel frattempo, dai governi borghesi , (riformisti, laburisti, conservatori, democratici, repubblicani, di centrodestra e di centrosinistra e chi più ne metta) ai diritti e al sistema  welfare dei stati nazionali.

Nel corso del ventennio delle  vacche grasse per pochi,  più si delocalizzava, più si licenziava, più crescevano i profitti, più gli indici di borsa volavano, assicurando  lauti dividendi, al punto che, un numero sempre maggiore  di investitori, di capitali liberi,  a livello mondiale, man mano si ritiravano da qualsiasi prospettiva produttiva  e di economia reale, facilitati anche dalla comparsa, nello scenario generale della depravazione,  dei famosi paradisi fiscali, luoghi creati apposta,  dove depositare esentasse e senza controlli,  le plusvalenze  della grande truffa  in corso d’opera (Marx: finanziarizzazione del capitale 1860).

Come se non bastasse, nel corso degli ultimi  20 anni, abbiamo assistito ad uno spostamento consistente della richezza prodotta (PIL), dal lavoro ai profitti, con una progressiva riduzione del potere di acquisto delle le famiglie. A parlare sono i dati ufficiali: in poco più di 20, siamo passati dal 45% al 33% del PIL , a fronte del 53% degli anni 60.

Alla progressiva contrazione  della domanda interna,   si poneva rimedio  attraverso l’uso sconsiderato del credito al consumo.

Solo con il ricorso al debito,  i nuovi  zombie globalizzati hanno potuto continuare a consumare come prima, fino a quando non si è raggiunta la saturazione finanziaria. Nessuno ha fatto ancora notare come in questi ultimi anni tutto è stato venduto a rate, dalle abitazioni alle automobili, alle vacanze,  alla carta igienica, causa estinzione della capacità di risparmio.

Quando si è raggiunta la saturazione finanziaria, i governi liberisti, specie sotto l’amministrazione di quel criminale di guerra che risponde al nome di G. W.  Bush J.,  adottando una serie di strumenti legislativi tipici da finanza creativa stile Berlusconi,  nella fattispecie l’abolizione del “glass steagall act”, aprì la strada che permise  di realizzare la beffa finale, attraverso  la cartolarizzazione dei prodotti ad alto rischio come subprime, derivati , obbligazioni, ed  altre porcherie del genere.   Come risultato, tutta quella montagna  di debito insolvibile, che nel frattempo aveva contribuito a prolungare l’agonia del sistema,  una volta cartolarizzato, è stato immesso nei circuiti finanziari del mondo intero, intossicando fondi pensione, risparmi gestiti, polizze vita e quant’altro. Della serie:  i profitti si privatizzano mentre le perdite si socializzano.

Il resto cari amici è storia di questi giorni, ognuno tragga le proprie conclusioni.  I responsabili  di  questo disastro, sono gli stessi che oggi,  capitalisti e liberisti  di ieri, quelli del meno stato più mercato, non solo impunemente invocano l’aiuto dello stato, cioè sempre noi (socializzazione delle perdite), ma addirittura ci chiedono, quasi in lacrime, di avere fiducia e di continuare a consumare. Come? Non è dato  sapersi. Di certo, quello che ci attende nei prossimi mesi sarà un consistente ridimensionamento dei fatturati delle imprese, a cui faranno seguito un crollo del gettito fiscale ed un aumento vertiginoso della disoccupazione, con le conseguenze che possiamo ben immaginare. A tale proposito, la foto di cui sopra, non è affatto casuale.
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mercoledì, 17 ottobre 2007
                        
Il polo delle libertà, la casa delle libertà, i circoli delle libertà, insomma tutto all’insegna delle libertà, una parola, un concetto ripetuti  allo sfinimento, quasi maniacale.  Pensate forse sia solo un fatto banale?  Scontato che non è riferibile al senso  più comune e nobile del termine: libertà di opinione, di espressione, di religione etc.  E’ abbastanza  evidente come questi siano valori condivisi da tutti. Vi  siete mai chiesti, il vero significato della “libertà” berlusconiana?

Il pensiero di Berlusconi, che alcuni osservatori ritengono frettolosamente esser privo di orientamento ideal-politico, mostra invece con estrema chiarezza di aver fatto propria una certa ideologia dominante, molto di destra(non quella sociale naturalmente).  La libertà, concetto cardine del berlusconismo, è infatti la libertà dell’individuo che vuole realizzarsi a prescindere, nonostante, se non addirittura a scapito della collettività. Il mito del self made man è l’incarnazione dell’uomo secondo i canoni consumistici del pensiero unico dominante: colui che non ha bisogno di altri se non di se stesso. Ognuno per sé e Dio contro tutti.

Questi meccanismi  solo apparentemente banali, ci portano dritti a comprendere un certo sub-strato culturale che caratterizza la nostra società lesinese, forse più che altrove, una società imperniata di individualismo e di uomini indifferenti. Volendo tradurre in termini più paesani il nostro ragionamento, le libertà del cavaliere, corrispondono esattamente alla cultura del “MAR A CHI N LA PO”(vedere post 5 giugno 2006), un modo di essere molto diffuso, e che ci rimanda immediatamente al perché,  il nostro bel paesino,  sia profondamente affezionato al centro-destra ed al mito berlusconiano.

Per la sinistra, concepire l’uomo socialmente vuol dire riconoscere la politica come dimensione del con-vivere, del vivere insieme nel quale la comunità ha bisogno del singolo, tanto quanto il singolo della comunità, ovvero,  è l’idea che ogni cittadino contribuisca ai bisogni e al progresso della collettività secondo le sue possibilità; questa è la vera uguaglianza, questa è la vera giustizia, queste sono le condizioni necessarie affinchè ognuno possa esercitare le proprie libertà. Questo significa che per la sinistra il progresso della società non può essere perseguito senza il progresso degli individui e viceversa.  È proprio da questa divisione ideale che nasce la differenza  più concreta tra destra e sinistra. Vorremmo che le persone e la loro felicità, la loro qualità della vita vengano prima del denaro, dell’economia, di questo strabenedetto mercato.

Forse siamo poeti, sognatori, ascoltatori di certa musica di Gaber che ci ricorda perché siamo (stati) comunisti, perché siamo felici solo se lo sono anche gli altri.

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giovedì, 11 ottobre 2007

Impressionò e commosse il mondo intero, quando, giovane ministro cubano, al culmine del suo successo e della sua fama, lasciò tutto e tutti per andare a morire in una sperduta boscaglia della Bolivia. Partì dopo avere lasciato delle lettere davvero commoventi al suo amico Fidel, ai suoi vecchi genitori e alla sua famiglia. Nessuno lo aveva costretto ad andare, anzi da molti gli era stato sconsigliato. Tutto ciò era prova della sincerità della sua coscienza e dimostrava la sua fede negli ideali che professava.

Rivoluzionario in terra straniera, finì per apparire come un uomo al di sopra delle parti, che si distingueva dagli altri ed esercitava un grande fascino. Egli non combatteva per la sua patria, ma per tutte le patrie, non combatteva per la sua gente, ma per tutte le genti. La sua terra era il mondo intero e i suoi compagni tutti coloro che lottavano.

Il Che era coerente col suo essere rivoluzionario anche nella vita di tutti i giorni. L'eroe non esita quando si tratta di lottare ma, una volta raggiunto lo scopo, come compenso delle sue imprese, si concede una vita comoda, discutibile dal punto di vista della moralità. Guevara, invece, non utilizzava il suo prestigio per ottenere privilegi per se, la sua famiglia o i suoi amici. Non voleva un tenore di vita diverso da quello del popolo. Il suo dono all'umanità era disinteressato.

Il Che è un simbolo della rivolta, un grido di guerra contro le ingiustizie. Come tale assume vesti mitiche e naturali. Viene visto come un araba Fenice, che vola da una parte all'altra del mondo per portare la speranza, come un Prometeo che, col suo coraggio indomito, si batte contro gli stessi dei per dare agli uomini la felicità, come un Robin Hood che colpisce coloro che cercano di sopraffare gli umili.

Quell'uomo che non si era mai sentito in pace sapendo che sulla terra c'erano fratelli che soffrivano, era stato ucciso. La sua morte è una vergogna per l'umanità.

La leggenda e la storia raccontano che nessuno dei militari che lo avevano catturato voleva sparargli e che alla fine toccò ad un "soldatino" ubriaco porre fine alla sua esistenza. Nell'espressione degli stessi ufficiali che lo attorniano nella scuola dove è stato ucciso, non si legge quell'aria di soddisfazione, tipica di quei cacciatori di taglie che hanno abbattuto la loro preda. Quel giovane argentino, bello anche da morto, che si era addossato il dramma umano, rendeva tutti consapevoli della propria miseria e risvegliava le coscienze inaridite.

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martedì, 25 settembre 2007

                    

Diceva un certo Gramsci: odio l'indifferenza, è il peso morto della storia.

Un tempo,  l’istruzione il sapere,  appartenevano ad una ristrettissima nicchia di persone, mentre il resto del popolo, completamente analfabeta,  viveva effettivamente immerso nell’ignoranza. Cambiano i tempi , i rapporti le forme, ma certa sostanza resta la stessa. In questa nostra cosiddetta “epoca moderna”essere analfabeti non è più prerogativa di ignoranza, dal momento in cui oramai quasi tutti hanno un livello di istruzione sufficiente, cmq abbastanza per usare gli strumenti del sapere. L’ignoranza  nel nostro tempo, si chiama pensiero unico di massa. L’ignoranza, fonte di tutti i mali( il primo a dirlo fu il grande Socrate)  genera l’uomo  moderno indifferente.  

Il monopolio dei grandi network, la comunicazione  funzionale al sistema,  un certo capitalismo sfrenato che sta silenziosamente uccidendo il pianeta,  sono tutti  aspetti interdipendenti di un modello di sviluppo, quello dominante,  basato sul consumismo di massa, sull’ansia smisurata delle aspettative crescenti.  Tutti  questi fattori, si alimentano attraverso la passivizzazione:  l’uomo, come unità di misura,  di una massa sterminata di consumatori, dinanzi alla quale nulla può,  poiché vittima di circostanze che investono la  stessa massa uniformata di cui lui è parte. L’impossibilità di reazione  alla lunga lascia spazio alla rassegnazione. La rassegnazione, nel tempo,  innesca nell’uomo  pericolosi processi  di involuzione, fino a generare l’indifferenza, come condizione normale ed inconscia del proprio essere.  

L’indifferenza è la malattia della nostra cosiddetta società moderna, l’uomo indifferente è colui il quale trascina la propria esistenza come in una sorta di inconsapevole normalità,   persino le emozioni risultano sedate,  tutto gli scivola addosso  velocemente, il suo, è un universo arido. Egoismo, individualismo ed egocentrismo, diventano i tratti dominanti dell’uomo indifferente, i rapporti con i propri simili  sono per lo più incentrati intorno all’interesse materiale, pratico, concreto, che l’altro può offrirgli. In una tale ottica, l’apparire, la forma,  a costo di indebitarsi fino al collo, sono di primaria importanza, insieme a tutto il corredo di  elementi  necessari per   elevare il proprio dominio sulla massa circostante, protesi come sono ad  inseguire un’effimera quanto insensata scalata all’insegna della prevaricazione e dell’esaltazione del proprio “io”. L’uomo indifferente di norma  percepisce la  politica  esclusivamente come mezzo per soddisfare i propri interessi personali.

 Alla fine di questo percorso, l’uomo  indifferente risulta essere l’esemplare perfetto, l’uomo nuovo rigorosamente organico alle dinamiche del sistema dominante. Di strada in questa direzione, devo dire, ne è stata fatta parecchia, piano, piano e quasi senza accorgercene.  

Se si capiscono questi meccanismi si può comprendere bene come dal nulla, un pifferaio magico, al suono del suo piffero, come nella famosa favola, è riuscito a costruire un partito azienda, radunando intorno a sé folle di indifferenti alle quali , è bastato solo saper vendere il prodotto che essi stessi volevano.

P.S. un mio carissimo amico, tale lanterna verde, diceva: una vita vale veramente la pena di essere vissuta, se la si vive per gli altri

   

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venerdì, 07 settembre 2007

DSC01097Recovered_JPEG Digital Camera_379Evviva, sono appena tornato dalla mia breve vacanza. Nulla di eccezionale, una 4 giorni sulla riviera romagnola, precisamente in quel di Cattolica, un soggiorno tra l’altro, all’insegna del tempo inclemente, e che cavolo!

Giornate passate non proprio all’insegna del relax, provate voi a sciropparvi, per la gioia dei più piccoli, i tanti parchi della riviera romagnola, da oltremare a italia in miniatura a mirabilandia….

Per la verità, si tratta di luoghi che conoscevo già, da quando, poco più che ventenne, da Bologna, insieme ad altri amici, Deborah, Tommaso, Tania, a bordo della mia  panda scassata, ogni giorno si partiva carichi di materiale pubblicitario alla volta dei centri rivieraschi. Ricordo era estate inoltrata, dopo la solita intensa mattinata passata bivaccando tra i lidi affollati a ritmo di campari, adelscot  e qualcos’altro,  il nostro lavoro, subito dopo,  finiva sistematicamente nei cassonetti dell’immondizia; difatti quel lavoro durò esattamente lo spazio di un mese, dopodiché, fummo seguiti e licenziati in tronco.

Insomma appena in riviera, alla vista dei luoghi, immediatamente mi sono tornati quei momenti davvero speciali.  Stridente,  era la situazione, questa volta mi trovavo ad indossare la veste del perfetto, rispettabile  turista con tanto di famigliola al seguito, se non fosse stato per i miei lineamenti marcatamente mediterranei,  qualcuno mi avrebbe sicuramente additato come il solito impeccabile, silenzioso, logorroico turista tedesco del kazzo, quelli  che puntualmente,  con circospezione, ti circondano straniati nella sala pappatoia dell'hotel, mentre in religioso silenzio sono alle prese con insalatine, carotine e patatine, mentre tu stai avidamente divorando il bis di pennette alla matriciana, e dal tuo tavolo si levano gli unici schiamazzi in tutta la sala. Strana gente!

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mercoledì, 18 luglio 2007

         

Diciamoci pure la verità! Di questo bipolarismo all’italiana davvero non se ne può più, si sta come dentro una camicia di forza, è diventato una macchina infernale, un tritatutto che sta man mano cancellando ogni identità, culture politiche, storie personali. In buona sostanza, ma basta anche solo guardarsi intorno con occhio obiettivo, ci stanno riducendo alla stregua di tifosi del calcio, solo che qui il campionato è a 2 squadre, centrodestra e centrosinistra. Io tengo per il centrodestra e tu? A me piace Rutelli…..Il cavaliere fa più trendy……….. Insomma la politica che invece di occuparsi dei problemi reali del paese, si svuota dei contenuti per diventare anch’essa spettacolo, derubricata a mò di ghossip, vince chi alla fine riesce meglio a vendere il proprio fustino di detersivo. Sfido la gran parte di questi pseudo tifosi, plasmati indefessi, da decenni di tele spazzatura, se casomai avessero anche la più pallida idea della propria miserabile condizione. ( a volte li invidio)

Il fine ultimo, è la creazione di un sistema politico di finta alternanza, all’interno del quale, espulsi tutti coloro i quali rappresentano posizioni non in linea con il sistema di dominio dell’impero, ora gli uni, dopo gli altri, sempre della stessa solfa si tratta. È il giocattolo istituzionale di cui ogni stato nazionale dell’impero dovrebbe munirsi, perfettamente funzionale agli interessi di chi gestisce la politica a livello mondiale, quelli che governano la globalizzazione, gli stessi che fanno le guerre per il controllo delle risorse energetiche, gli stessi che attraverso le politiche del debito pubblico hanno strangolato interi continenti riducendoli alla fame, quelli della crescita infinita in un pianeta oramai finito da tempo, e che si sta avviando irreversibilmente verso la catastrofe ambientale, …..insomma…tutti i mandarini della finanza globale, FMI, WTO, banca mondiale, lobby, massonerie……

Provate ad analizzare come sono strutturati i sistemi istituzionali e politici all’interno dell’impero. Al centro, gli STATES, con una falsa democrazia rappresentativa, partecipata da meno della metà di quel popolo( vedere dati elettorali), e basata sull’alternanza tra Repubblicani e Democratici, con alcune strategie diverse d’accordo, ma con gli stessi obiettivi sempre funzionali al potere delle grandi lobby finanziarie. Più in là, nella prima periferia, nonostante percorsi e tradizioni differenti, la sostanza non cambia: in Gran Bretagna troviamo i laburisti e i conservatori, sia in Francia che in Germania abbiamo alternanze tra un centro politico e partiti socialdemocratici che oramai della sinistra conservano solo il ricordo. L’Italia, come al solito in ritardo, con tutte le sue contraddizioni, la sue peculiarità, man mano si sta adeguando al disegno politico di cui prima, il P.D. altro non è che un primo tassello, un partito rapportabile ai democratici negli U.S.A., oppure ai laburisti Inglesi, già più evoluto dei partiti socialdemocratici francese e tedesco, i quali, anche se in profonda crisi, sono cmq sulla buona strada, quella che conduce verso il totale abbandono delle proprie radici.

No cari compagni, tutto ciò non mi interessa minimamente, non vedo nè cuore nè testa, è la visione arida e miope di chi ha scelto di collocarsi nell’orizzonte delle compatibilità, spogliandosi di ogni identità e cultura politica. Il tanto decantato “riformismo” di cui si dicono portatori, altro non è che un contenitore vuoto, finalizzato semmai, a modernizzare le istituzioni si, ma nella direzione più congeniale al sistema dominante.

Un lavoro enorme attende la sinistra italiana – quel che ne rimane in piedi: la ricostituzione di un patrimonio culturale degno di questo nome. Non solo i concetti (che già non è poco), ma i sogni, le emozioni, le speranze, la passione, la capacità di discorso e di persuasione.

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martedì, 10 luglio 2007
                  In tempi brevi saranno messi sul mercato almeno 30.000 nuovi alloggi pubblici. Parola del ministro Paolo Ferrero (Rifondazione comunista), tutto ciò naturalmente,  estremisti moderati   di centro permettendo, quelli della  coalizione ( centrodestra excentrosinistra) della  sacra famiglia cattolica, tanto per capirci.  Non vi scandalizzate più di tanto, ci sono in gioco gli interessi  di tutti gli immobiliaristi d’italia, quelli dei quartierini e non.

La proposta di Ferrero,  giunge il giorno dopo l’indagine Censis che ha svelato l’esistenza di 4 milioni di famiglie che versano più della metà del proprio  stipendio per pagare l’affitto. 

Oltre agli annunciati nuovi alloggi, il ministro parla infatti di nuovi e importanti investimenti per un edilizia pubblica che sia in grado di calmierare gli affitti del belpaese. Un investimento che, tanto per cominciare, può attingere nelle casse del famoso “tesoretto”, quei 10 miliardi di euro contesi un po’ da tutti ma che,  a rigor di logica, dovrebbero servire per mitigare almeno in parte le emergenze sociali più gravi (cattolici permettendo).  

Le cause per cui si è arrivati in questa situazione, sono tutte politiche: da un lato non si sono più fatti  investimenti  in tal senso, dall’altro si è pensato bene di fare cassa svendendo il patrimonio pubblico (ai soliti noti naturalmente).

Risultato? Il risultato è che se in Francia come nel resto d’Europa, si fanno 15.000 alloggi pubblici l’anno, in Italia, dal 2004 sono stati edificati 300.000 alloggi privati e solo 1.500 alloggi pubblici (fonte censis). Nel nostro paese tanto per fare un altro esempio, solo il 4% delle abitazioni è pubblico, la media europea è di 16.

Tutto questo ha causato due fenomeni: da una parte uno sviluppo esponenziale della rendita immobiliare, dall’altra parte la scarsità di offerta pubblica ha determinato un aumento vertiginoso degli affitti come delle compravendite. Insomma per farla breve, la casa, come esigenza esistenziale primaria, è stata trasformata in un elemento di speculazione economica e finanziaria.

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venerdì, 06 luglio 2007


Quando si parla di Marx, inevitabilmente lo si associa al partito comunista. In tanti si sono cimentati nelle più strane interpretazioni del pensiero marxiano. Nel mio piccolo, credo che il comunismo, altro non sia che uno fra gli aspetti del pensiero marxiano, forse il meno importante. Del resto il “manifesto del partito comunista” non era altro che un programma politico necessario e momentaneo per la  transizione verso una società libera ed emancipata, una società immaginata secondo una precisa filosofia dell’uomo, vero asse portante del suo pensiero. Personalmente, pur condividendo a pieno la filosofia marxiana dell’uomo, non mi ritengo un comunista, o almeno, non nel senso rozzo e transitorio del programma, oltre tutto la transizione di cui prima,  venne applicata in epoche sbagliate, presso società arretrate.  Di seguito,  in maniera quasi scolastica, nel più semplice dei linguaggi possibili: la filosofia dell’uomo.

Il  pensiero marxiano, non nasceva dal nulla, ma si inseriva nell’atmosfera  dei grandi mutamenti filosofici dell’epoca.

(qualche premessa necessaria)

Due correnti filosofiche, hanno segnato la storia della filsofia dell’uomo sin dalla notte dei tempi: la concezione “eteronoma” e quella “autonoma”. La prima si incentra sull’esistenza di forze sovrumane, di cui l’individuo sarebbe il prodotto, l’emanazione, quindi si basa su di un sistema di valori estratti dall’esterno. Questo è un approccio tipicamente religioso, e non ha importanza se esso si riferisca ad un Dio personificato, all’idea assoluta, al fato etc.

La concezione autonoma rifiuta l’esistenza di qualsiasi forza sovrumana responsabile dell’origine fisica e spirituale dell’individuo e del suo comportamento. Di questo approccio esistono due varianti opposte. La prima,  esemplificata per così dire dall’esistenzialismo ateo, prende come punto di partenza l’individuo come una unità spirituale, intesa come unità di volontà, di coscienza, di emozioni etc. esaltando quindi l’individualità. L’altra variante è caratterizzata dal tentativo di interpretare la filosofia dell’uomo, sulla base della società e dei rapporti sociali. Un tipico esempio di questa posizione è rappresentato dalla volgarizzazione del Marxismo nella forma di “materialismo storico”. Infatti anche qui si perde di vista ancora una volta l’individuo, che da creatore della storia, padrone delle proprie decisioni, egli diventa un semplice prodotto, un mero calcolo statistico, un cieco esecutore di leggi storiche.

Questo non è l’autentico Marxismo, è solo la sua interpretazione rozza. Il Marxismo adotta una posizione superiore ed in un certo senso diversa da tutte quelle fin qui delineatesi.

Marx opta per una fondazione empirica di un umanesimo radicale: gli uomini sono i creatori della propria storia e l’esperienza non ci svela nulla di ciò che  starebbe al di là della loro azioni, ogni altra cosa è speculazione.

Per il Marxismo punto di partenza è l’individuo, come organismo che agendo secondo un piano concepito nella sua mente, è qualcosa di specifico nella sua individualità. 

Nell’indagare il rapporto tra individuo e società, l’unico punto empirico di partenza è l’uomo singolo, l’uomo che pensa, agisce e coopera sempre con gli altri all’interno di una società, e tuttavia si presenta come un individuo separato. Quando Marx insiste ripetutamente sul fatto che la storia venga fatta dagli uomini, egli si oppone non soltanto a chi sostiene che la storia sia opera di forze sovrumane mentre l’uomo è solo il loro strumento, ma si oppone anche a chi considera creatori della storia non gli individui umani concreti, ma degli astratti gruppi sociali.

L’individuo è l’insieme dei rapporti sociali, nel senso che non potendo fare a meno della società, egli è fin dal momento della nascita modellato dalla società di cui è il prodotto.

Questa fu una delle scoperte più geniali di Marx e contiene in nuce tutta la sua filosofia dell’uomo.

Tuttavia la conseguenza di questa scoperta, fu in seguito il distacco, almeno formale, da ogni interesse diretto per la filosofia dell’uomo. Infatti se l’individuo umano è sempre un individuo sociale, cioè se è un prodotto della società che egli crea, allora il suo sviluppo e la sua felicità devono essere interpretati come LIBERAZIONE dalle cause all’infelicità e del pieno sviluppo della sua personalità; il problema che appartiene ad ogni socialismo, si presenta come qualcosa di nuovo, come problema sociale.

Quello che avrà importanza decisiva non sarà l’auto-perfezionamento morale o la volontà dell’eroe quale arbitrario creatore della storia, ne  le preghiere a qualche forza sovrumana, ma decisiva sarà la capacità di mettere in moto quelle forze sociali che sono la sola via per eliminare gli ostacoli allo sviluppo della personalità.

Di conseguenza l’accento si sposta, specialmente per quanto riguarda l’azione umana concreta, reale, sulla società e sull’esistenza materiale che modella lo sviluppo umano. Appaiono nuove categorie: classe sociale e lotta di classe, sistema sociale e fattori del suo sviluppo, capitalismo e socialismo, borghesia e proletariato, le diverse modalità di alienazione  assumono la forma di lotta contro il dominio della classe capitalista, una lotta che porrà fine alla società di classe e con essa, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, allo Stato, ai pregiudizi religiosi e di ogni altro tipo e alle principali forme di alienazione.

La meta è il comunismo, nel senso più nobile del termine,  la costruzione di una società libera ed emancipata, senza classi, senza confini, senza stato, una libera società interpretata da un UOMO NUOVO,  fondata sul principio:DA CIASCUNO SECONDO LE PROPRIE CAPACITA’, A CIASCUNO SECONDO I PROPRI BISOGNI “

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mercoledì, 04 luglio 2007


Il nostro tempo è ricco di menti creative, le cui invenzioni ci potrebbero facilitare la vita in modo considerevole. Attraversiamo i mari con l’energia e utilizziamo l’energia anche per liberare l’umanità da ogni spossante fatica muscolare. Abbiamo imparato a volare e siamo in grado di inviare messaggi e notizie per il mondo intero senza alcuna difficoltà grazie alle onde elettriche.

Tuttavia, la produzione e la distribuzione dei beni sono del tutto disorganiche, tanto che siamo costretti a vivere tutti quanti nella paura di essere eliminati dal ciclo economico, soffrendo di conseguenza per mancanza di ogni cosa. Inoltre, a intervalli di tempo regolari, popoli di differenti paesi si sterminano a vicenda così che anche per questa ragione chiunque pensi al futuro non può che vivere nella paura e nell’apprensione.

La causa di ciò sta nel fatto che l’intelligenza e il carattere delle masse sono incomparabilmente inferiori all’intelligenza e al carattere dei pochi che producono qualcosa di prezioso per la società.

Confido che la posterità possa leggere queste mie asserzioni con un senso di orgoglio e di giustificata superiorità.

La gran parte di voi conosce Einstein in maniera scolastica, come padre della fisica moderna, alcuni avranno studiato la teoria della relatività o altro, quasi nessuno conosce il suo pensiero, vi invito ad approfondire! Secondo la mia modesta opinione, siamo dinanzi ad una delle più grandi menti, anche in termini di kilogrammi, del 900.

Come posterità,  comprendendo il profondo significato di  quelle asserzioni, mai così attuali come ai nostri giorni, provo quel senso di orgoglio e di giustificata superiorità.

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