mercoledì, 17 ottobre 2007
                             Il polo delle libertà, la casa delle libertà, i circoli delle libertà, insomma tutto all’insegna delle libertà, una parola, un concetto ripetuti  allo sfinimento, quasi maniacale.  Pensate forse sia solo un fatto banale?  Scontato che non è riferibile al senso  più comune e nobile del termine: libertà di opinione, di espressione, di religione etc.  E’ abbastanza  evidente come questi siano valori condivisi da tutti. Vi  siete mai chiesti, il vero significato della “libertà” berlusconiana?

Il pensiero di Berlusconi, che alcuni osservatori ritengono frettolosamente esser privo di orientamento ideal-politico, mostra invece con estrema chiarezza di aver fatto propria una certa ideologia dominante, molto di destra(non quella sociale naturalmente).  La libertà, concetto cardine del berlusconismo, è infatti la libertà dell’individuo che vuole realizzarsi a prescindere, nonostante, se non addirittura a scapito della collettività. Il mito del self made man è l’incarnazione dell’uomo secondo i canoni consumistici del pensiero unico dominante: colui che non ha bisogno di altri se non di se stesso. Ognuno per sé e Dio contro tutti.

Questi meccanismi  solo apparentemente banali, ci portano dritti a comprendere un certo sub-strato culturale che caratterizza la nostra società lesinese, forse più che altrove, una società imperniata di individualismo e di uomini indifferenti. Volendo tradurre in termini più paesani il nostro ragionamento, le libertà del cavaliere, corrispondono esattamente alla cultura del “MAR A CHI N LA PO”(vedere post 5 giugno 2006), un modo di essere molto diffuso, e che ci rimanda immediatamente al perché,  il nostro bel paesino,  sia profondamente affezionato al centro-destra ed al mito berlusconiano.

Per la sinistra, concepire l’uomo socialmente vuol dire riconoscere la politica come dimensione del con-vivere, del vivere insieme nel quale la comunità ha bisogno del singolo, tanto quanto il singolo della comunità, ovvero,  è l’idea che ogni cittadino contribuisca ai bisogni e al progresso della collettività secondo le sue possibilità; questa è la vera uguaglianza, questa è la vera giustizia, queste sono le condizioni necessarie affinchè ognuno possa esercitare le proprie libertà. Questo significa che per la sinistra il progresso della società non può essere perseguito senza il progresso degli individui e viceversa.  È proprio da questa divisione ideale che nasce la differenza  più concreta tra destra e sinistra. Vorremmo che le persone e la loro felicità, la loro qualità della vita vengano prima del denaro, dell’economia, di questo strabenedetto mercato.

Forse siamo poeti, sognatori, ascoltatori di certa musica di Gaber che ci ricorda perché siamo (stati) comunisti, perché siamo felici solo se lo sono anche gli altri.

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giovedì, 11 ottobre 2007

Impressionò e commosse il mondo intero, quando, giovane ministro cubano, al culmine del suo successo e della sua fama, lasciò tutto e tutti per andare a morire in una sperduta boscaglia della Bolivia. Partì dopo avere lasciato delle lettere davvero commoventi al suo amico Fidel, ai suoi vecchi genitori e alla sua famiglia. Nessuno lo aveva costretto ad andare, anzi da molti gli era stato sconsigliato. Tutto ciò era prova della sincerità della sua coscienza e dimostrava la sua fede negli ideali che professava.

Rivoluzionario in terra straniera, finì per apparire come un uomo al di sopra delle parti, che si distingueva dagli altri ed esercitava un grande fascino. Egli non combatteva per la sua patria, ma per tutte le patrie, non combatteva per la sua gente, ma per tutte le genti. La sua terra era il mondo intero e i suoi compagni tutti coloro che lottavano.

Il Che era coerente col suo essere rivoluzionario anche nella vita di tutti i giorni. L'eroe non esita quando si tratta di lottare ma, una volta raggiunto lo scopo, come compenso delle sue imprese, si concede una vita comoda, discutibile dal punto di vista della moralità. Guevara, invece, non utilizzava il suo prestigio per ottenere privilegi per se, la sua famiglia o i suoi amici. Non voleva un tenore di vita diverso da quello del popolo. Il suo dono all'umanità era disinteressato.

Il Che è un simbolo della rivolta, un grido di guerra contro le ingiustizie. Come tale assume vesti mitiche e naturali. Viene visto come un araba Fenice, che vola da una parte all'altra del mondo per portare la speranza, come un Prometeo che, col suo coraggio indomito, si batte contro gli stessi dei per dare agli uomini la felicità, come un Robin Hood che colpisce coloro che cercano di sopraffare gli umili.

Quell'uomo che non si era mai sentito in pace sapendo che sulla terra c'erano fratelli che soffrivano, era stato ucciso. La sua morte è una vergogna per l'umanità.

La leggenda e la storia raccontano che nessuno dei militari che lo avevano catturato voleva sparargli e che alla fine toccò ad un "soldatino" ubriaco porre fine alla sua esistenza. Nell'espressione degli stessi ufficiali che lo attorniano nella scuola dove è stato ucciso, non si legge quell'aria di soddisfazione, tipica di quei cacciatori di taglie che hanno abbattuto la loro preda. Quel giovane argentino, bello anche da morto, che si era addossato il dramma umano, rendeva tutti consapevoli della propria miseria e risvegliava le coscienze inaridite.

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martedì, 25 settembre 2007

                    

Un tempo,  l’istruzione il sapere,  appartenevano ad una ristrettissima nicchia di persone, mentre il resto del popolo, completamente analfabeta,  viveva effettivamente immerso nell’ignoranza. Cambiano i tempi , i rapporti le forme, ma certa sostanza resta la stessa. In questa nostra cosiddetta “epoca moderna”essere analfabeti non è più prerogativa di ignoranza, dal momento in cui oramai quasi tutti hanno un livello di istruzione sufficiente, cmq abbastanza per usare gli strumenti del sapere. L’ignoranza  nel nostro tempo, si chiama pensiero unico di massa. L’ignoranza, fonte di tutti i mali( il primo a dirlo fu il grande Socrate)  genera l’uomo  moderno indifferente.  

Il monopolio dei grandi network, la comunicazione  funzionale al sistema,  un certo capitalismo sfrenato che sta silenziosamente uccidendo il pianeta,  sono tutti  aspetti interdipendenti di un modello di sviluppo, quello dominante,  basato sul consumismo di massa, sull’ansia smisurata delle aspettative crescenti.  Tutti  questi fattori, si alimentano attraverso la passivizzazione:  l’uomo, come unità di misura,  di una massa sterminata di consumatori, dinanzi alla quale nulla può,  poiché vittima di circostanze che investono la  stessa massa uniformata di cui lui è parte. L’impossibilità di reazione  alla lunga lascia spazio alla rassegnazione. La rassegnazione, nel tempo,  innesca nell’uomo  pericolosi processi  di involuzione, fino a generare l’indifferenza, come condizione normale ed inconscia del proprio essere.  

L’indifferenza è la malattia della nostra cosiddetta società moderna, l’uomo indifferente è colui il quale trascina la propria esistenza come in una sorta di inconsapevole normalità,   persino le emozioni risultano sedate,  tutto gli scivola addosso  velocemente, il suo, è un universo arido. Egoismo, individualismo ed egocentrismo, diventano i tratti dominanti dell’uomo indifferente, i rapporti con i propri simili  sono per lo più incentrati intorno all’interesse materiale, pratico, concreto, che l’altro può offrirgli. In una tale ottica, l’apparire, la forma,  a costo di indebitarsi fino al collo, sono di primaria importanza, insieme a tutto il corredo di  elementi  necessari per   elevare il proprio dominio sulla massa circostante, protesi come sono ad  inseguire un’effimera quanto insensata scalata all’insegna della prevaricazione e dell’esaltazione del proprio “io”. L’uomo indifferente di norma  percepisce la  politica  esclusivamente come mezzo per soddisfare i propri interessi personali.

 Alla fine di questo percorso, l’uomo  indifferente risulta essere l’esemplare perfetto, l’uomo nuovo rigorosamente organico alle dinamiche del sistema dominante. Di strada in questa direzione, devo dire, ne è stata fatta parecchia, piano, piano e quasi senza accorgercene.  

Se si capiscono questi meccanismi si può comprendere bene come dal nulla, un pifferaio magico, al suono del suo piffero, come nella famosa favola, è riuscito a costruire un partito azienda, radunando intorno a sé folle di indifferenti alle quali , è bastato solo saper vendere il prodotto che essi stessi volevano.

P.S. un mio carissimo amico, tale lanterna verde, diceva: una vita vale veramente la pena di essere vissuta, se la si vive per gli altri

   

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lunedì, 24 settembre 2007

              Delle proposte del grillo parlante condivido quasi tutto, certo, anche se alcuni punti andrebbero  più articolati ed approfonditi,  comunque, ci voleva finalmente qualcuno che come un ciclone smuovesse le acque morte della politica italiana.

Del grillo parlante, non condivido certe sue affermazioni, ad esempio, quando più volte intervistato dice: voglio abbattere i partiti.  Iniziamo con l’ammettere certe verità, e quindi parliamo di partito come di organizzazione  di un dato gruppo di persone entro determinate regole.  Visto da questa prospettiva,  il partito, non è più solo quello tradizionalmente inteso, ma sono tali  anche  tutte le liste civiche e perfino le associazioni a vario titolo.

Fatta questa dovuta chiarezza pro sostanza, questi partiti, nelle loro molteplici forme,  sono uno  strumento previsto dalla costituzione per la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica del paese. Che questi vadano riformati, riportati alle funzioni primarie, introdotte regole nuove, che lo stesso quadro politico ed istituzionale vada profondamente rinnovato, tutto quel che si vuole, io sono d’accordissimo, a patto però,  che si capisca che certi obiettivi si raggiungono solo dall’interno, partecipando e lottando.  

 Lo stesso Grillo, non ha alcuna risposta quando gli viene chiesto: dopo aver tolto di mezzo i partiti cosa ci mettiamo? Lui dice: vedremo! Io dico che c’è poco da vedere o immaginare, a quale altro strumento dovremmo affidarci? Forse ad un qualche principe di Machiavelliana memoria? Dovremmo mettere il tutto nelle mani delle lobby (finanziarie, massoniche…..)?   Oppure dovremmo indire un concorso a quiz con risposte multiple, simili a quelli tanto in voga nell’era vergognosa delle università a numero chiuso? In questo  malaugurato caso, vi rimando alle schifezze emerse in questi giorni. Dimenticavo…volendo,  c’è sempre l’ appassionante utopia anarchica.

Altra questione   rilevante emersa   durante il V-DAY, secondo me, forse il vero dato politico,  quello che dovrebbe far riflettere, è il dato relativo alla composizione delle  centinaia di migliaia di partecipanti nelle molte piazze italiane, a iniziare da Bologna.  Difatti da sondaggi seri, viene fuori che i 2/3 dei partecipanti era in qualche modo rapportabile all’area del  centro-sinistra.  Nel mese di giugno 2007, in occasione della debacle del centro-sinistra alle amministrative, dopo solo un anno al governo,  pubblicai un post(il teatrino della politica) all’interno del quale, nel mentre la spazzatura mas-mediatica  mandava in onda il solito teatrino della politica,   provai a spiegare le ragioni vere di quella dolorosa sconfitta,  vi ripropongo un passaggio:

 Il popolo della sinistra in particolare, si aspettava una più repentina uscita da certi teatri di guerra, invece ci si ritrova addirittura impelagati con la questione libanese;  si aspettava che  venisse definitivamente risolta la questione dei conflitti di interessi , nonché quella sul riordino del  sistema radiotelevisivo;  si aspettava  l’abolizione di tutte le leggi vergogna (pro kazzi miei )varate da Berlusconi ,  e invece ci ritroviamo con un Mastella al Ministero della Giustiza( che vuoi riformare!);  i giovani si aspettavano qualche provvedimento serio in materia di precarietà;  il popolo della sinistra in ultima analisi si aspettava riforme concrete sull’oramai  vergognoso quanto insostenibile versante dei “COSTI DELLA POLITICA”, e invece nulla di nulla, nemmeno l’abolizione di quell’assurdo “ius primae noctis” la pensione dopo solo 2,5 anni in parlamento, di contro invece si continuano a  minacciare le pensioni di chi ha lavorato una vita 

Se vogliono  continuare a farsi del male, allora che ben venga un grillo parlante al giorno.

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venerdì, 07 settembre 2007

DSC01097Evviva, sono appena tornato dalla mia breve vacanza. Nulla di eccezionale, una 4 giorni sulla riviera romagnola, precisamente in quel di Cattolica, un soggiorno tra l’altro, all’insegna del tempo inclemente, e che cavolo!

Giornate passate non proprio all’insegna del relax, provate voi a sciropparvi, per la gioia dei più piccoli, i tanti parchi della riviera romagnola, da oltremare a italia in miniatura a mirabilandia….

Per la verità, si tratta di luoghi che conoscevo già, da quando, poco più che ventenne, da Bologna, insieme ad altri amici, Deborah, Tommaso, Tania, a bordo della mia  panda scassata, ogni giorno si partiva carichi di materiale pubblicitario alla volta dei centri rivieraschi. Ricordo era estate inoltrata, dopo la solita intensa mattinata passata bivaccando tra i lidi affollati a ritmo di campari, adelscot  e qualcos’altro,  il nostro lavoro, subito dopo,  finiva sistematicamente nei cassonetti dell’immondizia; difatti quel lavoro durò esattamente lo spazio di un mese, dopodiché, fummo seguiti e licenziati in tronco.

Insomma appena in riviera, alla vista dei luoghi, immediatamente mi sono tornati quei momenti davvero speciali.  Stridente,  era la situazione, questa volta mi trovavo ad indossare la veste del perfetto, rispettabile  turista con tanto di famigliola al seguito, se non fosse stato per i miei lineamenti marcatamente mediterranei,  qualcuno mi avrebbe sicuramente additato come il solito impeccabile, silenzioso, logorroico turista tedesco del kazzo, quelli  che puntualmente,  con circospezione, ti circondano straniati nella sala pappatoia dell'hotel, mentre in religioso silenzio sono alle prese con insalatine, carotine e patatine, mentre tu stai avidamente divorando il bis di pennette alla matriciana, e dal tuo tavolo si levano gli unici schiamazzi in tutta la sala. Strana gente!

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mercoledì, 18 luglio 2007

         

Questo bipolarismo all’italiana è quanto di più ridicolo possa esserci, oltre tutto non garantisce alcuna stabilità e governabilità. E’ un’ammucchiata che vede mescolarsi i valori della sinistra, i laici in generale, con quell’ampia frangia dei Teodem neodemocristiani. Quale punto di contatto, può esservi tra un Mastella, un Dini e la cultura politica della sinistra italiana? A parte la comune radice xenofoba, quali altri fattori accomunano i separatisti padani con gli eredi di patria, onore e fedeltà ? Come si concilia la macelleria sociale iperliberista di F.I. con la cultura cattolico-democristiana, e quest’ultima con le spinte razziste di cui prima?

Diciamoci pure la verità! Di questo bipolarismo all’italiana davvero non se ne può più, si sta come dentro una camicia di forza, è diventato una macchina infernale, un tritatutto che sta man mano cancellando ogni identità, culture politiche, storie personali. In buona sostanza, ma basta anche solo guardarsi intorno con occhio obiettivo, ci stanno riducendo alla stregua di tifosi del calcio, solo che qui il campionato è a 2 squadre, centrodestra e centrosinistra. Io tengo per il centrodestra e tu? A me piace Rutelli…..Il cavaliere fa più trendy……….. Insomma la politica che invece di occuparsi dei problemi reali del paese, si svuota dei contenuti per diventare anch’essa spettacolo, derubricata a mò di ghossip, vince chi alla fine riesce meglio a vendere il proprio fustino di detersivo. Sfido la gran parte di questi pseudo tifosi, plasmati indefessi, da decenni di tele spazzatura, se casomai avessero anche la più pallida idea della propria miserabile condizione. ( a volte li invidio)

Il fine ultimo, è la creazione di un sistema politico di finta alternanza, all’interno del quale, espulsi tutti coloro i quali rappresentano posizioni non in linea con il sistema di dominio dell’impero, ora gli uni, dopo gli altri, sempre della stessa solfa si tratta. È il giocattolo istituzionale di cui ogni stato nazionale dell’impero dovrebbe munirsi, perfettamente funzionale agli interessi di chi gestisce la politica a livello mondiale, quelli che governano la globalizzazione, gli stessi che fanno le guerre per il controllo delle risorse energetiche, gli stessi che attraverso le politiche del debito pubblico hanno strangolato interi continenti riducendoli alla fame, quelli della crescita infinita in un pianeta oramai finito da tempo, e che si sta avviando irreversibilmente verso la catastrofe ambientale, …..insomma…tutti i mandarini della finanza globale, FMI, WTO, banca mondiale, lobby, massonerie……

Provate ad analizzare come sono strutturati i sistemi istituzionali e politici all’interno dell’impero. Al centro, gli STATES, con una falsa democrazia rappresentativa, partecipata da meno della metà di quel popolo( vedere dati elettorali), e basata sull’alternanza tra Repubblicani e Democratici, con alcune strategie diverse d’accordo, ma con gli stessi obiettivi sempre funzionali al potere delle grandi lobby finanziarie. Più in là, nella prima periferia, nonostante percorsi e tradizioni differenti, la sostanza non cambia: in Gran Bretagna troviamo i laburisti e i conservatori, sia in Francia che in Germania abbiamo alternanze tra un centro politico e partiti socialdemocratici che oramai della sinistra conservano solo il ricordo. L’Italia, come al solito in ritardo, con tutte le sue contraddizioni, la sue peculiarità, man mano si sta adeguando al disegno politico di cui prima, il P.D. altro non è che un primo tassello, un partito rapportabile ai democratici negli U.S.A., oppure ai laburisti Inglesi, già più evoluto dei partiti socialdemocratici francese e tedesco, i quali, anche se in profonda crisi, sono cmq sulla buona strada, quella che conduce verso il totale abbandono delle proprie radici.

No cari compagni, tutto ciò non mi interessa minimamente, non vedo nè cuore nè testa, è la visione arida e miope di chi ha scelto di collocarsi nell’orizzonte delle compatibilità, spogliandosi di ogni identità e cultura politica. Il tanto decantato “riformismo” di cui si dicono portatori, altro non è che un contenitore vuoto, finalizzato semmai, a modernizzare le istituzioni si, ma nella direzione più congeniale al sistema dominante.

Un lavoro enorme attende la sinistra italiana – quel che ne rimane in piedi: la ricostituzione di un patrimonio culturale degno di questo nome. Non solo i concetti (che già non è poco), ma i sogni, le emozioni, le speranze, la passione, la capacità di discorso e di persuasione.

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martedì, 10 luglio 2007
                  In tempi brevi saranno messi sul mercato almeno 30.000 nuovi alloggi pubblici. Parola del ministro Paolo Ferrero (Rifondazione comunista), tutto ciò naturalmente,  estremisti moderati   di centro permettendo, quelli della  coalizione ( centrodestra excentrosinistra) della  sacra famiglia cattolica, tanto per capirci.  Non vi scandalizzate più di tanto, ci sono in gioco gli interessi  di tutti gli immobiliaristi d’italia, quelli dei quartierini e non.

La proposta di Ferrero,  giunge il giorno dopo l’indagine Censis che ha svelato l’esistenza di 4 milioni di famiglie che versano più della metà del proprio  stipendio per pagare l’affitto. 

Oltre agli annunciati nuovi alloggi, il ministro parla infatti di nuovi e importanti investimenti per un edilizia pubblica che sia in grado di calmierare gli affitti del belpaese. Un investimento che, tanto per cominciare, può attingere nelle casse del famoso “tesoretto”, quei 10 miliardi di euro contesi un po’ da tutti ma che,  a rigor di logica, dovrebbero servire per mitigare almeno in parte le emergenze sociali più gravi (cattolici permettendo).  

Le cause per cui si è arrivati in questa situazione, sono tutte politiche: da un lato non si sono più fatti  investimenti  in tal senso, dall’altro si è pensato bene di fare cassa svendendo il patrimonio pubblico (ai soliti noti naturalmente).

Risultato? Il risultato è che se in Francia come nel resto d’Europa, si fanno 15.000 alloggi pubblici l’anno, in Italia, dal 2004 sono stati edificati 300.000 alloggi privati e solo 1.500 alloggi pubblici (fonte censis). Nel nostro paese tanto per fare un altro esempio, solo il 4% delle abitazioni è pubblico, la media europea è di 16.

Tutto questo ha causato due fenomeni: da una parte uno sviluppo esponenziale della rendita immobiliare, dall’altra parte la scarsità di offerta pubblica ha determinato un aumento vertiginoso degli affitti come delle compravendite. Insomma per farla breve, la casa, come esigenza esistenziale primaria, è stata trasformata in un elemento di speculazione economica e finanziaria.

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venerdì, 06 luglio 2007


Quando si parla di Marx, inevitabilmente lo si associa al partito comunista. In tanti si sono cimentati nelle più strane interpretazioni del pensiero marxiano. Nel mio piccolo, credo che il comunismo, altro non sia che uno fra gli aspetti del pensiero marxiano, forse il meno importante. Del resto il “manifesto del partito comunista” non era altro che un programma politico necessario e momentaneo per la  transizione verso una società libera ed emancipata, una società immaginata secondo una precisa filosofia dell’uomo, vero asse portante del suo pensiero. Personalmente, pur condividendo a pieno la filosofia marxiana dell’uomo, non mi ritengo un comunista, o almeno, non nel senso rozzo e transitorio del programma, oltre tutto la transizione di cui prima,  venne applicata in epoche sbagliate, presso società arretrate.  Di seguito,  in maniera quasi scolastica, nel più semplice dei linguaggi possibili: la filosofia dell’uomo.

Il  pensiero marxiano, non nasceva dal nulla, ma si inseriva nell’atmosfera  dei grandi mutamenti filosofici dell’epoca.

(qualche premessa necessaria)

Due correnti filosofiche, hanno segnato la storia della filsofia dell’uomo sin dalla notte dei tempi: la concezione “eteronoma” e quella “autonoma”. La prima si incentra sull’esistenza di forze sovrumane, di cui l’individuo sarebbe il prodotto, l’emanazione, quindi si basa su di un sistema di valori estratti dall’esterno. Questo è un approccio tipicamente religioso, e non ha importanza se esso si riferisca ad un Dio personificato, all’idea assoluta, al fato etc.

La concezione autonoma rifiuta l’esistenza di qualsiasi forza sovrumana responsabile dell’origine fisica e spirituale dell’individuo e del suo comportamento. Di questo approccio esistono due varianti opposte. La prima,  esemplificata per così dire dall’esistenzialismo ateo, prende come punto di partenza l’individuo come una unità spirituale, intesa come unità di volontà, di coscienza, di emozioni etc. esaltando quindi l’individualità. L’altra variante è caratterizzata dal tentativo di interpretare la filosofia dell’uomo, sulla base della società e dei rapporti sociali. Un tipico esempio di questa posizione è rappresentato dalla volgarizzazione del Marxismo nella forma di “materialismo storico”. Infatti anche qui si perde di vista ancora una volta l’individuo, che da creatore della storia, padrone delle proprie decisioni, egli diventa un semplice prodotto, un mero calcolo statistico, un cieco esecutore di leggi storiche.

Questo non è l’autentico Marxismo, è solo la sua interpretazione rozza. Il Marxismo adotta una posizione superiore ed in un certo senso diversa da tutte quelle fin qui delineatesi.

Marx opta per una fondazione empirica di un umanesimo radicale: gli uomini sono i creatori della propria storia e l’esperienza non ci svela nulla di ciò che  starebbe al di là della loro azioni, ogni altra cosa è speculazione.

Per il Marxismo punto di partenza è l’individuo, come organismo che agendo secondo un piano concepito nella sua mente, è qualcosa di specifico nella sua individualità. 

Nell’indagare il rapporto tra individuo e società, l’unico punto empirico di partenza è l’uomo singolo, l’uomo che pensa, agisce e coopera sempre con gli altri all’interno di una società, e tuttavia si presenta come un individuo separato. Quando Marx insiste ripetutamente sul fatto che la storia venga fatta dagli uomini, egli si oppone non soltanto a chi sostiene che la storia sia opera di forze sovrumane mentre l’uomo è solo il loro strumento, ma si oppone anche a chi considera creatori della storia non gli individui umani concreti, ma degli astratti gruppi sociali.

L’individuo è l’insieme dei rapporti sociali, nel senso che non potendo fare a meno della società, egli è fin dal momento della nascita modellato dalla società di cui è il prodotto.

Questa fu una delle scoperte più geniali di Marx e contiene in nuce tutta la sua filosofia dell’uomo.

Tuttavia la conseguenza di questa scoperta, fu in seguito il distacco, almeno formale, da ogni interesse diretto per la filosofia dell’uomo. Infatti se l’individuo umano è sempre un individuo sociale, cioè se è un prodotto della società che egli crea, allora il suo sviluppo e la sua felicità devono essere interpretati come LIBERAZIONE dalle cause all’infelicità e del pieno sviluppo della sua personalità; il problema che appartiene ad ogni socialismo, si presenta come qualcosa di nuovo, come problema sociale.

Quello che avrà importanza decisiva non sarà l’auto-perfezionamento morale o la volontà dell’eroe quale arbitrario creatore della storia, ne  le preghiere a qualche forza sovrumana, ma decisiva sarà la capacità di mettere in moto quelle forze sociali che sono la sola via per eliminare gli ostacoli allo sviluppo della personalità.

Di conseguenza l’accento si sposta, specialmente per quanto riguarda l’azione umana concreta, reale, sulla società e sull’esistenza materiale che modella lo sviluppo umano. Appaiono nuove categorie: classe sociale e lotta di classe, sistema sociale e fattori del suo sviluppo, capitalismo e socialismo, borghesia e proletariato, le diverse modalità di alienazione  assumono la forma di lotta contro il dominio della classe capitalista, una lotta che porrà fine alla società di classe e con essa, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, allo Stato, ai pregiudizi religiosi e di ogni altro tipo e alle principali forme di alienazione.

La meta è il comunismo, nel senso più nobile del termine,  la costruzione di una società libera ed emancipata, senza classi, senza confini, senza stato, una libera società interpretata da un UOMO NUOVO,  fondata sul principio:DA CIASCUNO SECONDO LE PROPRIE CAPACITA’, A CIASCUNO SECONDO I PROPRI BISOGNI “

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mercoledì, 04 luglio 2007


Il nostro tempo è ricco di menti creative, le cui invenzioni ci potrebbero facilitare la vita in modo considerevole. Attraversiamo i mari con l’energia e utilizziamo l’energia anche per liberare l’umanità da ogni spossante fatica muscolare. Abbiamo imparato a volare e siamo in grado di inviare messaggi e notizie per il mondo intero senza alcuna difficoltà grazie alle onde elettriche.

Tuttavia, la produzione e la distribuzione dei beni sono del tutto disorganiche, tanto che siamo costretti a vivere tutti quanti nella paura di essere eliminati dal ciclo economico, soffrendo di conseguenza per mancanza di ogni cosa. Inoltre, a intervalli di tempo regolari, popoli di differenti paesi si sterminano a vicenda così che anche per questa ragione chiunque pensi al futuro non può che vivere nella paura e nell’apprensione.

La causa di ciò sta nel fatto che l’intelligenza e il carattere delle masse sono incomparabilmente inferiori all’intelligenza e al carattere dei pochi che producono qualcosa di prezioso per la società.

Confido che la posterità possa leggere queste mie asserzioni con un senso di orgoglio e di giustificata superiorità.

La gran parte di voi conosce Einstein in maniera scolastica, come padre della fisica moderna, alcuni avranno studiato la teoria della relatività o altro, quasi nessuno conosce il suo pensiero, vi invito ad approfondire! Secondo la mia modesta opinione, siamo dinanzi ad una delle più grandi menti, anche in termini di kilogrammi, del 900.

Come posterità,  comprendendo il profondo significato di  quelle asserzioni, mai così attuali come ai nostri giorni, provo quel senso di orgoglio e di giustificata superiorità.

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domenica, 01 luglio 2007

Immagini_fantasy_405Un blog, che non parli delle miserabili vicende della politica lesinese, da sempre nelle mani di uomini piccoli, piccoli; per quello, il mio "essere prestato alla politica" trova già abbastanza spazio sul sito della nuovasinistralesinese. 

Un blog  come luogo per divulgare, discutere e riflettere sui grandi temi della politica e del nostro tempo in generale.

Un blog come  spazio di  disinformazione  e disintossicazione  dalle sovrastrutture   oramai calcificate del  pensiero unico di massa.  

Un blog  come  luogo pubblico dove raccontarsi in prima persona per il piacere di raccontare, ripercorrendo perché no, i momenti più salienti della propria esistenza,  quelli che ci accompagnano  costantemente, e che di tanto in tanto ci tornano  sotto forma di piacevoli sapori, profumi, scatti fotografici.      

Tutto questo, tempo permettendo, vorrei fosse  il mio blog.   

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